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dal libro "Terra altrui" (Samuele Editore)

Ti vorrei così,
confuso e insicuro,
come un bambino attaccato alla gonna della madre

masticato come la pallina del cane
sempre per terra, sempre nel posto dove non l'aspetti

sgonfio come un pallone dopo la partita, 
tutta tua,
mascula e prepotente,
senza vinti né vincitori

ti vorrei fra i piedi, insomma, 
per inciampare...


4.05.2011

POSSIBILE INDIVIDUAZIONE DI UN ITINERARIO CONOSCITIVO E AUTOCONOSCITIVO DA “TERRA ALTRUI” A “CONFIDENZE CONFIDENZIALI”.


Recensione di Marco De Giorgio

Già dal titolo. Già dai titoli. Si potrebbe di primo acchito, ma in modo parziale e superficiale, come vedremo, parlare di topografia esteriore e di topografia interiore come caratteristiche fondamentali, essenziali, peculiari che contraddistinguono le due sillogi poetiche di Natalia Bondarenko che verranno
prese in esame di seguito. In tal senso si potrebbe così far riferimento a una sorta di “topografia esteriore” relativamente a “Terra altrui” e di “topografia interiore” a proposito di “Confidenze confidenziali”. Ma evidentemente, come si è accennato e come si vedrà, le cose non stanno, per lo meno esclusivamente, sic et simpliciter, in questi termini. O non solo in questi termini. Sarebbe appunto troppo semplice, banale, prevedibile, scontato.
Veniamo dunque ad esporre più precisamente e dettagliatamente ciò che si intendeva dire a proposito dei titoli stessi. Leggendo con attenzione queste due raccolte, magari di seguito, pare d’individuare un possibile itinerario, sia conoscitivo, sia soprattutto autoconoscitivo che, nelle sue principali connotazioni, nelle sue specifiche peculiarità ci viene già in parte anticipato, suggerito, appunto dai titoli delle sillogi. “Confidenze confidenziali” sembrerebbe presupporre infatti la presenza inevitabile di un interlocutore con cui potersi confidare, a cui esporre la propria “topografia interiore” (o quanto meno vengono suggeriti l'anelito, la ricerca, il desiderio di trovarlo questo eventuale interlocutore), mentre “Terra altrui” parrebbe comunicarci la presenza di qualcosa di inanimato, la terra appunto, che al limite può essere il substrato necessario affinché la vita, il dialogo si sviluppino, ma che vita e dialogo ancora non sono; questo qualcosa comunque si trova, è situato concretamente fuori da sé, è appunto “topografia esteriore” (vedremo di seguito come questi due concetti sovente possano interagire, interloquire fino di fatto a sovrapporsi). E con qualcosa che vita non è, che è inanimato, dialogare, “confidarsi” non è con
ogni evidenza possibile, a meno di non cadere in un vano e folle soliloquio. Ed in più questo qualcosa, questa terra è “altrui”, viene sentita quindi come estranea, aliena, non propria, e probabilmente propria non lo sarà mai. Peraltro non è che i vari interlocutori “in carne ed ossa” presenti in “Confidenze” siano sentiti sempre vicini, adeguati, compassionevoli (nel senso che possano condividere le varie, molteplici e multiformi “passioni” dell’animo umano), anzi. Forse sono ancor più colpevoli, in quanto viventi, di estraneità, di alterità. Ma quanto meno con un essere vivente e senziente si può concepire l’illusione, fugace, ma che pur sempre costantemente si rinnova, di un dialogo. In un vivente si può individuare il ricettacolo, il destinatario delle proprie confidenze. Illudendosi, forse. Almeno questo è quanto non di rado possiamo ricavare dai versi dell’autrice. Va anche poi detto che il concetto di terra, nel suo immenso campo semantico, presuppone innumerevoli possibili significati, smisurate sfaccettature e sfumature. La terra può, come si è visto, essere fondamentale presupposto alla vita; il concetto di terra può quindi veicolare il concetto di fertilità, di generazione, di ri-generazione e così via, ma può altresì comportare anche i concetti di separazione attraverso un confine, un limite più o meno naturale e quindi un senso di possesso, che evidentemente presuppone i concetti di proprietà e conseguentemente di estraneità, di privazione rispetto a questa proprietà. I componimenti di “Terra altrui”, a mio modo di vedere, sottolineano, piuttosto che le possibilità generative, vitalistiche della terra, le sue caratteristiche di suddivisione, di separazione, sovente arbitraria e dalle origini cruente, tra ciò che appartiene e ciò che non appartiene. Del resto il titolo è decisamente esplicito, a tale proposito.
Fatte queste premesse iniziamo dunque ad esaminare più nel dettaglio la poetica dell’autrice, le caratteristiche peculiari della sua versificazione, nonché le similitudini, le differenze rilevabili tra le due raccolte prese in considerazione.

Il Dialogo creativo - 21 febbraio 2013



Perché si scrive  in una lingua che non è la propria? Cosa e come si vuol comunicare scegliendo di esprimersi in un idioma diverso della propria lingua materna?  A tali ed altri quesiti risponderanno giovedì 21 febbraio alle 20:45 in Biblioteca civica,  nell’ambito  dell’incontro “Scrivere altrove“,  una  della iniziative de “Il dialogo Creativo”, Mah Aissata Fofana, originaria del Mali, e Natalia Bondarenko, ucraina, che conversando con la giornalista Elisa Cozzarini, ideatrice della rassegna, parleranno dell’importanza dell’espressione scritta, in una lingua, l’italiano, diversa da quella materna.



Natalia Bondarenko. Parola che taglia


Natalia Bondarenko. Poesia antilirica e minimale, capace di una profonda comunione con il pubblico
                                                                                                 

La poesia di Natalia Bondarenko si offre a chi legge con una peculiare ruvidezza, un’essenzialità del dettato adoperata per costruire una poetica antilirica e minimale, nella quale il tessuto metaforico è sempre legato alle esperienze e agli oggetti del quotidiano. Non che manchi un anelito all’assoluto, a un desiderio nel quale disciogliere la dolcezza della passione e il dolore dell’abbandono, ma questo è sempre legato al vissuto, a ciò che nell’immediato costituisce l’esperienza della poetessa. Questa esperienza è segnata dalla precarietà della straniera che nella ‘terra altrui’ ha scelto di impiantare le proprie radici e i propri affetti, e che può fare conto solo su di sé e il proprio corpo. Per la Bondarenko il corpo è strumento per osservare il mondo e comprenderlo, esso si espande fino a ricomprendere in un’unica sfera sensoriale gli oggetti prossimi del vivere quotidiano, come fossero parte del sé. In questo senso, la scrittura della poetessa ucraina è tangente ad un certo minimalismo delle poetiche dell’Est Europa - fra tutte viene in mente la poesia della polacca Wis³awa Szymborska - anche per un’adesione ad una sintassi stringata, priva di aggettivi e sprechi verbali. Scrive Katia Longinotti nella prefazione a “Terra Altrui”: “I versi dell’autrice ucraina sono immediati, veloci e precisi nel loro svolgersi, le parole sono essenziali, anche i momenti drammatici sono rielaborati con la leggerezza di gesti metodici e quotidiani” nei quali “l’ironia è l’intonazione principale”. Ed effettivamente ironia e disincanto sono tratti specifici di questa poesia, nella quale si fa uso di un tono colloquiale e del linguaggio parlato, derivato anche da una assimilazione profonda della scrittura di Sanguineti, capace di attivare una “comunione e interazione spontanea” (Longinotti) con il pubblico. Bondarenko si rivolge spesso a un ‘tu’ distante (straordinarie le rievocazione della madre, identificata con la terra lontana) oppure destinato all’abbandono, ad un incendio dell’eros nel quale si consumano affetti, rimpianti, possibilità di relazioni durature. La solitudine, la consapevolezza di vivere in terra straniera, è allora condizione inevitabile, alla quale opporre il contatto ruvido, la parola tagliente della poesia. Natalia Bondarenko nasce a Kiev (Ucraina) nel 1961 e dal 1990 vive a Udine. Scrittrice, poetessa, traduttrice, da alcuni anni scrive direttamente in lingua italiana, pubblicando “Profanerie private” (2010), “L’amore del giglio” (2010) e “Terra Altrui” (2012) dal quale sono tratti i testi qui pubblicati.

                                                                                Luca Benassi

Presentazione del libro

Lo dicono anche i grandi quotidiani, le riviste più prestigiose: ormai la poesia, quella vera, alta, di ricerca, è in mano alle piccole case editrici, beninteso, edizioni che nel tempo hanno dimostrato il loro valore mettendo in luce gli esordienti migliori del verso italiano. È il caso di Samuele Editore, che venerdì alle ore 18 alla Libreria Indertat (via Diaz 22) presenterà una voce singolare, quella di Natalia Bondarenko (con lei anche il poeta Guido Cupani). La poetessa russa, che vive in Italia dal 1990, sarà introdotta da Lisa Longo. “Terra altrui” è il titolo della sua raccolta, indubbiamente carico di simbolismi. Ma al di là delle metafore, del significato di un “nomadismo” che Trieste conosce fin troppo bene, la sensibilità al linguaggio trova la sua migliore strada in un realismo che gioca le sue inquietudini su più fronti. Quello esistenziale innanzitutto, travasato in ciò che potremmo definire (anche) come dimensione domestica. Bondarenko non è poeta da quesiti metafisici (e per fortuna). È la realtà che le interessa, quella stillata giorno per giorno con il suo carico di ansie, contraddizioni, antinomie, in una parola: il desiderio. Ed è lì che si gioca la miglior scrittura, quei timori dell’esistenza che con autentico coraggio il poeta ci svela. Non indietreggia mai, Bondarenko, soprattutto nella sezione “Profanerie private”, dove è più fredda (ma anche più lirica) la destrutturazione dei luoghi comuni. Soprattutto su un argomento come l’amore, spesso retorico nelle penne al femminile. Mentre qui l’affresco è privo di sentimentalismo, come pochissime autrici sanno evocare.


Mary B. Tolusso

"Il Piccolo" - Trieste


Presentazione di Lisa Longo


dal libro "Terra altrui" - Samuele Editore - Pordenone


Una volta sapevo cantare.
Il vecchio pope sempre arrabbiato,
si è commosso mettendomi nella mano
un suo fazzoletto bianco, benedetto.

L’ho tenuto per anni e alla fine, un giorno
l’ho perso. La chiesa diventò una discoteca
e io smisi di cantare. Ma ho imparato
a scappare. Più lontano da me stessa.


***

Candva stiam sa cant.
Batranul popa, mai tot timpul nervos,
s-a induiosat punandu-mi in mana
o batistutza alba, sfintzita.

Ani de zile am tinut-o cu mine, dar intr-o zi
am pierdut-o. Din biserica au facut discoteca
si eu nu mai cant. Dar am invatzat
sa scap. Cat mai departe de mine insumi.

(traduzione di Viorel Boldis)

TERRA ALTRUI - dalla prefazione di Katia Longinotti


I versi dell'autrice ucraina sono immediati, veloci e precisi nel loro svolgersi, le parole sono essenziali, anche i momenti drammatici sono rielaborati con la leggerezza di gesti metodici e quotidiani, l'ironia è l'intonazione principale della parola poetica che spesso si accompagna alla ricerca di parole colloquiali, di modi di dire che vanno a sostituire parole più drammatiche e cariche di tensione, stemperando la forza del dolore vissuto, che comunque traspare, anche se patinato.
La poesia di Natalia Bondarenko vive nel reale, ogni parola è vissuta ed è per questo che la sua intensità è forte e costante in ogni suo componimento: anche leggendo, senza seguire l'ordine della raccolta, poesie scelte a caso la vita dell'autrice entra nel contesto poetico, perché ne è la fibra costituente, l'anima stessa e nel lettore nasce una sorta di comunione e di interazione spontanea con il mondo della poetessa ucraina.

dal libro "Terra altrui" - Samuele Editore


E ora che sono sulla croce
a prendere il primo sole
nell’illusione di rimarginare le ferite
devo soltanto rilassarmi:

girare il pollice del piede destro
per grattare il sinistro, soffiare forte
spostando i capelli dagli occhi
fino ad accecarmi,
chiedere a qualcuno di accendere il sigaro
e aspettare (sempre quel qualcuno)
che mi insegni a scendere.

2.03.2012