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E ora

 E ora fammi chiudere un occhio

su quello che ormai non mi tocca, 

la corsa estenuante per amarti è finita.


Potrei anche morire domani.

Potrei cambiare il guardaroba

per indossare meglio il mio carattere indefinito.

E visto che hai reso stupendo ogni mio guaio, 

potri aggrapparmi ad un filo logico

con tutta l'incoerenza del caso

e chiederti per l'ultima volta di avere dietro

tutte le albe.

E tutte le notti pure...

Nulla

 


Inedita


Non pensare
di aver visto una donna nuda
solo perché si è tolta i vestiti...

ormai è andata, intendo,
ognuno chiuso nei propri riti
a doppia mandata.
Chiudi gli occhi!
Fra tutti i difetti
ho un piccolo punto nero sul cuore,
quando è fermo,
sa spalancare un probabile infinito

è come far parte delle cose di casa –
la gamba storta del tavolo,
lo spigolo del mobile,
lo schizzo del dentifricio sul lavabo –
ingoiare il tuo sguardo,
annegare sul letto e non salvarsi,
anzi,
salvarsi e per vivere non è sempre
una mossa sufficiente, perciò,
chiudi gli occhi
e fingi di avermi vista.

Chiudo anch’io gli occhi.
Per legittima difesa.

Inedita

Sto aspettando inutilmente un amore marchiato 4.0,
ma il 90% della popolazione maschile
è già impegnato,
così quando ti vedo, lo metto in conto. Ti prendo
per mano e
Vuoi salire da me ad illuderti?” ti chiedo.
Ti offro da bere un rosso, un vino che ti toglie zelo,
per farti ridere, ti racconto un sacco di barzellette
tipo
“Ti amo”
"Non posso vivere senza di te!",
"Per te ci sarò sempre!"
e alla fine sopravvivo ai tuoi baci.

Non soffro di rimpianti e riesco a dire le cose
con il mio affollato sopracciglio sinistro.
La carne è debole. Ma dovreste vedere la mente…

La felicità 5.0 è nelle piccole rese…

25.05.2019

dal libro Confidenze Confidenziali - Rayuela Edizioni

Dovrei abituarmi a considerarmi una clandestina,
una profuga,
se vuoi – una disertora,
un vecchio abito da sera mai usato, una corona
d’alloro finta, un giocattolo rotto,
lo scavo di una carie trascurata,
se vuoi – uno sconto da mettere nel portafoglio
da utilizzare fino a una certa data
che non corrisponde alle fobie del possesso,
che non corrisponde ai giorni delle pulizie generali

dovrei abituarmi a rincasare dentro i rimpianti,
pieno di pacchi-regalo infiocchettati, le feste
già passate, dentro le falangi affaticate dal bussare,
dentro i cassetti vuoti, le valige smarrite,
dentro un sapore di polvere
tirata con la mano via dai mobili,
se vuoi – dentro una ciotola piena di caramelle,
di cioccolatini, di biscotti al burro, quello,
che vorrei avere come un lubrificante per l’anima
che non riesce a smettere mai di ‘scricchiolare’.

Inedita

Finisce sempre con un ‘nonostante tutto
chi non vuole smettere di credere
chi non ha mai saputo farlo.

Anch’io mi butto nella mischia.
Ma i vuoti riempiti con chiunque
restano vuoti.
Non lo nego.

Finisce sempre come deve finire.
Perciò, rimaniamo d’accordo così –

un dolore alla volta, prego.

Foto di Masao Yamomoto

Inedita

C’è qualcosa dentro di noi
che vuole disperatamente essere,
che trema, che vibra, che scuote,
ma, pensandoci, è poca roba, perché
fra gli istinti bassi e i soffi espiratori,
ci sono le bizzarrie del passaggio,
dimenticanze seminate altrove e, poi,
appariscenze messe in primo piano.

Ma tu, fammi fare questa classifica
degli aggiornamenti futili, fammi
correre rimanendo inchiodata. Niente
concorrenza al Cristo! Solo un dato di fatto.
Vorrei un orizzonte più labile,
nervosi più colte, vertigini più docili,
frantumarmi di una attesa fragile invocando 
la marmellata da spalmare sull’anima.


6.07.2017